Scuole Unite contro il Bullismo – IS San Pellegrino

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Scuole Unite contro il Bullismo

In concomitanza con il Safer Internet Day il 7/02/2018 si celebra la seconda Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo a scuola dal titolo Un Nodo Blu – le scuole unite contro il bullismo . Un’iniziativa che è stata lanciata dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Piano nazionale contro il bullismo. Le studentesse e gli studenti, gli istituti scolastici e i partner che aderiscono all’iniziativa condivideranno e rilanceranno attraverso i loro canali di comunicazione il “Nodo Blu”,  simbolo della lotta nazionale delle scuole italiane contro il bullismo.

Il nostro Istituto celebra la giornata con attività di sensibilizzazione, affissione di cartelli e con un flashmob:

 

Il flashmob del 07/02/2018

 

CONOSCERE IL BULLISMO

      Presentazione sugli aspetti giuridici del cyberbullismo.

 

           Il BULLISMO

Il fenomeno del bullismo, ovverosia la problematica sociale avente ad oggetto le prepotenze poste in essere dai soggetti in età adolescenziale nei confronti dei propri coetanei, trova il suo habitat naturale all’interno del contesto scolastico.

Infatti, in siffatto contesto sociale, il giovane inizia per la prima volta a rapportarsi con i suoi pari età, sperimentando le prime esperienze di vita al di fuori del già conosciuto e più rassicurante corpo sociale rappresentato dalla famiglia, iniziando un lungo percorso che terminerà con la costruzione della propria identità.

Al fine di individuare correttamente quali siano le condotte poste in essere dai membri del corpo studentesco da poter essere considerate realmente bullistiche e, conseguentemente, predisporre un efficiente apparato sanzionatorio delle predette condotte, risulta necessario analizzare preliminarmente il fenomeno del bullismo e, soprattutto, i vari soggetti coinvolti in tale problematica sociale nonché le dinamiche dei rapporti in essere tra questi.

Definizione di bullismo ed elementi caratterizzanti.

Il termine bullismo deriva dalla traslitterazione della parola inglese bullying, (to bull) che significa “usare prepotenza, maltrattare, intimidire, intimorire”.

Il bullismo viene definito come una forma di oppressione fisica o psicologica messa in atto da una o più persone (bulli) nei confronti di un altro individuo percepito come più debole (vittima).

Secondo la dottrina socio – pedagogica maggioritaria, i tratti peculiari che caratterizzano il rapporto tra bullo e vittima sono da rintracciare:

  • nell’intenzionalità della condotta posta in essere dal bullo;
  • nella sistematicità dei comportamenti prevaricatori perpetrati dell’aggressore nei confronti della propria vittima;
  • nell’asimmetria di forze in campo spiegate all’interno della relazione tra bullo e vittima.

In particolare, il requisito della sistematicità delle prevaricazioni permette di distinguere gli atti di bullismo dal mero scherzo estemporaneo posto in essere nei confronti di un membro della classe, mentre con riferimento all’ultimo tratto caratterizzante il superiore fenomeno sociale, appare doveroso rappresentare sin da subito come lo squilibrio di forze tra vittima e il suo aggressore non debba essere inteso in senso esclusivamente fisico, potendo tale  differenza di forza tra i due individui derivare, altresì, da altri fattori come la maggior sensibilità del soggetto passivo, la sua incapacità a difendersi prontamente dalle offese verbali ect.

Come ampiamente comprovato da diversi studi specialistici sull’argomento, non sono peraltro le caratteristiche fisiche a condizionare il ragazzo/a al punto da fargli assumere il ruolo di vittima, quanto piuttosto il carattere ansioso-remissivo e la propria scarsa autostima, solo in parte giustificata da effettive condizioni di inferiorità fisica o svantaggio.

Infine, un ulteriore fattore discriminate al fine di individuare le prepotenze qualificabili come bullistiche è da rintracciare nella “liceità” di siffatte condotte. Infatti, quando le superiori prepotenze, per la gravità delle stesse, oltrepassano il limite del legalmente tollerabile, sfociando in comportamenti penalmente perseguibili, esse cessano di essere catalogate come atti di bullismo per diventare veri e propri reati.

Aggressioni fisiche violente, utilizzo di armi o oggetti pericolosi, minacce gravi, molestie od abusi sessuali sono condotte che rientrano nella categoria dei comportamenti antisociali e devianti e non sono definibili come bullismo. In questi casi la scuola non può agire da sola ma deve appoggiarsi alle istituzioni del territorio.

Modalità di manifestazione.

In ragione delle tipologie di aggressioni poste in essere dal bullo,  le stesse possono essere sommariamente inscritte in tre macro categorie:

  1. dirette (violenze fisiche,  ingiurie, distruzione di oggetti di proprietà della vittime),
  2. indirette (diffondere maldicenze o pettegolezzi non veri sul conto della vittima, maltrattamenti psicologici, come escludere la vittima dai momenti aggregativi del gruppo classe (ad esempio la ricreazione)
  3. cyber bullismo.

Quest’ultima modalità si sostanzia nell’utilizzare i moderni mezzi di comunicazione interattivi (e-mails, piattaforme dei social-media, ect) per maltrattare e/o mettere alla berlina il perseguitato di turno.

In ordine alle modalità di manifestazione del bullismo, appare doveroso segnalare come statisticamente il bullismo diretto, caratterizzato da un relazione fisica o comunque da condotte tangibili tra agente e vittima, sia maggiormente praticato all’interno dell’universo maschile, mentre quello di tipo indiretto, contraddistinto da una serie soprusi e/o comportamenti prevaricatori  non immediatamente percepibile dall’esterno, sia prevalentemente praticato dai soggetti di sesso femminile.

Soggetti che partecipano attivamente al fenomeno del bullismo e classificazione degli stessi.

Risulta necessario precisare come la suesposta problematica non debba essere concepita come un rapporto bilaterale tra oppresso e oppressore ma trilaterale, in quanto alla presente piaga sociale partecipa un’ulteriore categoria di attori, i quali tramite i propri atteggiamenti possono aggravare o, viceversa, ridurre l’aggressività dell’aggressore nei confronti della propria “preda”: essa, denominata spettatori, è costituita dai compagni di classe, i quali assistono al verificarsi di tali deprecabili atti di violenza.

Ai fini meramente didattici, appare opportuno suddividere i soggetti che partecipano al presente fenomeno sociologico nelle seguenti sub categorie.

  • bullo dominante: caratterizzato da una forza fisica superiore alla norma, si contraddistingue per essere irascibile ed impulsivo.

Presenta evidenti difficoltà a mantenere l’autocontrollo e a gestire le situazioni di frustrazione nonché scarsa empatia nei confronti delle proprie vittime.

In particolare, la mancanza e/o scarsezza di capacità empatiche nei confronti dei soggetti da lui oppressi, non gli permette di immedesimarsi e comprendere sia lo stato d’anima delle vittime sia la gravità delle proprie azioni.

Pertanto, “ l’assenza di senso colpa diviene la base giustificatoria della vittimizzazione stessa: sarebbe infatti la vittima stessa responsabile delle angherie subìte. Spesso la popolarità di cui il bullo gode alimenta un’eccessiva autostima ed un’immagine del proprio sé alterata; dietro ciò si celano però frequentemente stati d’ansia o insicurezza”.

In ordine all’utilizzo della forza contro i compagni di classe, si segnale come essa rappresenta unicamente lo strumento che lo stesso usa per affermarsi come leader all’interno del gruppo sociale ed usufruire dei vantaggi connessi a tale carica.

Per quanto riguarda i soggetti dominanti di genere femminile, le motivazioni che si sostanziano dietro le condotte aggressive posta dalla stessa sono rintracciabili nella gelosia e nella invidia.

Più nello specifico, la “bulla” ritiene le proprie vittime come una minaccia alla propria leadership di donna dominatrice, capace di gestire situazioni o persone e al proprio potere di includere/escludere persone.

  • bullo gregario: si sostanzia come un mero esecutore delle direttive impartite dal bullo dominante, e priva di una sua autonoma volontà di commettere azioni aggressive a discapito di altri membri del gruppo classe..

Staticamente si tratta di un soggetto con scarsa autostima che tramite la propria condotta aggressiva cerca di ottenere sia la stima del bullo dominante sia di acquisire la popolarità all’interno della compagine sociale di riferimento.

  • vittima passiva: rappresenta l’esempio scolastico della vittima di bullismo, presentando un carattere ansioso e insicuro, scarsa autostima, timoroso  soprattutto incapace di difendersi dai prepotenti sia in maniera autonoma sia chiedendo l’intervento degli adulti. Siffatto comportamento passivo ed assertivo nei confronti del bullo di turno, lo rendono il candidato ideale per “essere oggetto di comportamenti prevaricatori da parte di quest’ultimo.
  • vittima provocatrice: “La vittima provocatrice è un soggetto che, con il suo comportamento, provoca gli attacchi degli altri. Contrariamente alla vittima passiva (che subisce senza reagire), spesso la vittima provocatrice contrattacca le azioni aggressive dell’altro, ricorrendo talvolta alla forza (anche se in modo poco efficace). Proprio perché sia agisce, sia subisce le prepotenze, questo soggetto viene definito anche “bullo-vittima.Il bambino/ragazzo vittima provocatrice è generalmente un maschio, irrequieto, iperattivo, impulsivo. con problemi di  concentrazione ed assume comportamenti e abitudini che causano tensione e irritazione nei compagni (non solo nei bulli, ma nell’intera classe) e perfino negli adulti, provocando reazioni negative a proprio danno”.
  • spettatori: l’atteggiamento di questi soggetti risulta determinante al fine di agevolare, impedire o quantomeno ridurre la commissione di atti di prevaricazione o aggressione nei confronti di alcuni membri del gruppo classe. Nella maggioranza dei casi, tali soggetti non intervengono ne a sostegno del bullo ne della vittima, assumendo una posizione passiva-omertosa nei confronti delle prepotenze che vengono perpetrate in loro presenza, tanto da meritarsi l’appellativo di maggioranza silenziosa.

Oltre alla predetta maggioranza silenziosa,  appartengono alla tipologia degli spettatori i c.d. sostenitori del bullo, i quali agiscono in modo da rafforzare nel bullo la convinzione della bontà del suo operato (ridendo, incitando o approvando silenziosamente le sue gesta), e i difensori della vittima, i quali per contro osteggiano in maniera attiva o omissiva le azioni aggressive poste in essere dal bullo ( ad esempio consolando la vittima, chiedendo aiuto ad un adulto, rifiutando di partecipare alle angherie a danno delle vittima e sollecitando i compagni ad imitare siffatto comportamento virtuoso.

E’ importante che la vittima si senta ascoltata dai compagni e riconosca in loro delle persone a cui poter chiedere aiuto nei momenti di difficoltà; allo stesso modo bisogna far passare al bullo il messaggio che i suoi comportamenti prepotenti ricevono una generale disapprovazione.

Indici rilevatori di eventuali situazioni di bullismo in corso.

Le condotte socialmente deviate oggetto della presente relazione avvengono statisticamente all’interno delle classi scolastiche in assenza di persone adulte, in quanto il bullo tende in questa maniera a garantirsi l’impunità per le proprie azioni, contando anche sull’appoggio omertoso della c.d. maggioranza silenziosa costituita dai compagni di classe.

Pertanto, sussistano oggettive difficoltà da parte del personale scolastico di venire realmente a conoscenza del verificarsi di episodi di bullismo.

Specularmente,le famiglie dei ragazzi interessati ad eventi di bullismo stentano a venire edotti di tali fatti poiché il ragazzo, sia esso il bullo o la vittima, non comunicano questi eventi alle famiglie di appartenenza per distinte ragioni (la vittima prova un senso di vergogna a rilevare ai propri genitori di non essere in grado di difendersi mentre il bullo ha timore di essere punito per i propri comportamenti).

Tuttavia, sussistano una serie di elementi indiziari, i quali, se si palesano congiuntamente ed in maniera sistematica, posso fungere da campanello d’allarme sulla sussistenza di eventi ricollegabili alla problematica del bullismo.

Si riporta di seguito la tabella riassuntiva di tali  atteggiamenti sintomatici da parte del minore redatta dallo Psicologo Dan Olwens nel 1996, e tuttora ancora attuale.

Indicatori della possibile vittima. Indicatori del possibile bullo.
A scuola

Indicatori primari

  • Sono ripetutamente presi in giro in modo pesante e ingiuriati, rimproverati, denigrati e messi in ridicolo, intimiditi e umiliati, dominati e sottomessi.
  • Sono fatti oggetto di derisione non amichevole.
  • Sono aggrediti fisicamente e picchiati.
  • Nei litigi e negli scontri sono indifesi e reagiscono piangendo.
  • Le loro cose vengono prese, danneggiate e sparse in giro.
  • Presentano lividi, tagli, graffi e vestiti stracciati a cui non può dare una spiegazione naturale.

Indicatori secondari

  • Sono spesso soli ed esclusi dal gruppo dei pari durante l’intervallo e l’orario di mensa, e sembrano non avere un buon amico in classe.
  • Vengono scelti per ultimi nei giochi di gruppo.
  • Tendono sempre a stare vicino l’insegnante o qualche adulto nell’orario d’intervallo.
  • Hanno difficoltà a parlare in classe, sono ansiosi ed insicuri.
  • Appaiono abbattuti, depressi e piagnucolosi.
  • Mostrano un progressivo peggioramento del rendimento scolastico.

A casa

Indicatori primari

  • Tornano da scuola con vestiti stracciati e coi i libri rovinati.
  • Presentano lividi, tagli, graffi e vestiti stracciati a cui non può dare una spiegazione naturale.

Indicatori secondari

  • Non portano a casa compagni di classe o altri coetanei dopo la scuola.
  • Non hanno amici con cui trascorrere il tempo libero.
  • Raramente sono invitati alle feste.
  • Sembrano timorosi e riluttanti ad andare a scuola, hanno scarso appetito e accusano malessere.
  • Scelgono percorsi più lunghi per andare a scuola o tornare a casa.
  • Dormono male e fanno brutti sogni.
  • Perdono interesse nella scuola e riportano voti bassi.
  • Sembrano infelici, tristi e depressi.
  • Chiedono o rubano denaro alla famiglia per assecondare le richieste dei bulli.
Indicatori (da considerarsi primari o secondari in base alla frequenza con cui si ripetono)

  • Prendono in giro ed in maniera pesante, rimproverano, intimidiscono, minacciano, beffeggiano, mettono in ridicolo, comandano, spingono, prendono a calci e pugni, danneggiano le cose degli altri.
  • Tendono a rivolgere questi atteggiamenti verso gli studenti più deboli, ma non solo.
  • Molti bulli restano dietro le quinte e spingono altri ad agire (“la manodopera”).
Caratteristiche generali della possibile vittima. Caratteristiche generali del possibile bullo.
  • Sono fisicamente più deboli dei loro coetanei
  • Hanno paura di farsi male, sono fisicamente poco capaci nelle attività sportive o fisiche, hanno uno scarso coordinamento corporeo.
  • Sono cauti, sensibili, tranquilli, riservati, passivi, sottomessi, timidi, piangono facilmente.
  • Sono ansiosi, insicuri, infelici ed abbattuti ed hanno un’opinione negativa di se stessi.
  • Hanno difficoltà ad affermare se stessi nel gruppo dei pari, non sono aggressivi, non provocano.
  • Si rapportano meglio agli adulti.
  • Il loro rendimento scolastico si abbassa durante la scuola media.
  • Si sa molto di più del bullismo maschile che di quello femminile.
  • Possono essere fisicamente più forti dei loro compagni,ma lo sono senz’altro delle loro vittime.
  • Possono essere più grandi o coetanei delle loro vittime.
  • Sono fisicamente capaci nelle attività sportive o ludiche.
  • Hanno un forte bisogno di sottomettere, dominare e comandare gli altri, di affermare se stessi con la minaccia, di imporre il proprio punto di vista.
  • Hanno un temperamento bollente, si arrabbiano facilmente, sono impulsivi e poco tolleranti verso la contrarietà.
  • Non rispettano le regole e tentano di acquisire vantaggi anche con l’inganno.
  • Sono oppositivi, insolenti e aggressivi verso gli adulti.
  • Sono considerati duri e non sono per nulla empatici con le loro vittime.
  • Non sono ansiosi e insicuri e hanno una buona opinione di se stessi con un livello di autostima sopra la media.
  • In età precoce prendono parte a comportamenti antisociali come furto, vandalismo e abuso di alcool.
  • Sono spesso sostenuti da almeno un paio di coetanei e la loro popolarità può anche non essere molto spiccata.
  • Il loro rendimento scolastico è vario alle elementari, ma si abbassa alle scuole medie e si accompagna ad un atteggiamento sempre più negativo verso la scuola.
Vittime provocatrici.
  • Presentano una combinazione dei modelli reattivi di tipo ansioso e aggressivo.
  • Quando in un gruppo classe è presente una vittima provocatrice, viene coinvolta nell’attività offensiva anche tutta la classe.
  • Sono più deboli dei loro coetanei, sono preoccupati della loro incolumità fisica, sono ansiosi, insicuri, infelici, depressi e hanno un’opinione negativa di se stessi.
  • Possono avere un “temperamento bollente”, tendono a ricorrere alla forza e a controbattere anche se senza risultati spesso.
  • Possono essere iperattivi, inquieti, poco concentrati, offensivi, creano tensione, spesso goffi e immaturi.
  • Possono essere sgraditi anche agli adulti.
  • Possono tendere a prevaricare gli studenti più deboli.

 

Conclusioni.

I comportamenti violenti ed anti sociali tipici del bullismo nascono da un’incapacità di gestione positiva dei normali conflitti che sorgono tra gli adolescenti all’interno della compagine scolastica.

Invero, se gestiti positivamente, i superiori conflitti rappresentano un momento di crescita importante per il bambino/adolescente, in quanto è proprio tramite le predette relazioni conflittuali che il singolo individuo inizia a rapportarsi con i propri pari e alle rispettive esigenze antagoniste alle proprie di cui essi sono portatori.

Tuttavia, se al soggetto in fase di crescita non vengono forniti gli strumenti idonei a gestire le sopradette situazioni conflittuali, esso potrebbe svilupparli in maniera non costruttiva, cercando di prevaricare sugli altri e creando un clima emotivamente teso all’interno della compagine sociale in cui esso opera.

Poiché i minori passano la maggior parte del tempo con i coetanei all’interno dell’istituzione scolastica, la probabilità che le predette condotte socialmente deviate avvengono all’interno del contesto scolastico è statisticamente elevata e, pertanto, è in siffatto luogo che le strategie volte a prevenire gli atti di bullismo devono essere spiegate con maggior intensità.

Sia in funzione preventiva (quando siano presenti comportamenti di tipo conflittuale o un clima relazionale che possono favorire il sorgere di fenomeni di bullismo), sia appena si è accertato il verificarsi di alcuni degli indicatori sopra menzionati, è necessario attuare interventi mirati sul gruppo classe, gestiti in collaborazione con il corpo docente e d’intesa con le famiglie – ad esempio percorsi di “peer education” o di mediazione volta alla gestione del conflitto, gruppo di discussione, rappresentazioni e attività di role-play sull’argomento del bullismo.

Le superiori metodologie di risoluzione dei conflitti risultano molte utili sul piano pratico al fine di individuare le cause scatenanti la cattiva gestione del conflitto tra gli alunni ed individuare idonei strumenti volti alla risoluzione proficua e positiva delle controversie incorse tra i minori.

Ovviamente, per essere efficaci le presenti strategie devono essere applicate in maniera costante e non estemporanea, in un’ottica di prevenzione del verificarsi di atti bullismo.

In ultima, in ottemperanza alla superiore linea guida di prevenzione anziché di repressione delle condotte anti-sociali in argomento, tutti quei progetti miranti a contemperare il rispetto dei programmi scolastici con lo sviluppo delle personalità dei singoli studenti all’interno dell’ambiente scolastico devono essere guardate con favore dalle istituzioni scolastiche e, anzi, incentivate.

A mero titolo esemplificativo, l’assegnazione periodica da parte del docente di progetti da sviluppare in piccoli gruppi studio (come preparare ed esporre alla classe una lezione del programma didattico o approfondire un argomento trattato in classe) tendenzialmente sprona i soggetti più introversi, i quali sono quelli più a rischio di essere vittime di bullismo, a rapportarsi con i compagni per raggiungere un obiettivo comune (è consigliato la rotazione della composizione dei predetti gruppi al fine di evitare sia la creazione ed il consolidamento di piccoli clan sia per permettere ai soggetti più timidi di costruire un rapporto con tutti i propri compagni di classe).

Infine consci che, nonostante gli sforzi posti in essere dalla scuola, sussista comunque la possibilità del verificarsi di atti di bullismo, le eventuali azioni sanzionatorie intraprese dalla scuola non dovranno avere ad oggetto la mera punizione in re ipsa del comportamento socialmente deviato, quanto la riabilitazione del bullo, ad esempio come lo svolgimento di lavori socialmente utili all’interno della scuola di appartenenza, come previsto dalla normativa vigente in materia.

Inoltre, alla luce del fatto che il problema dell’emersione degli atti di bullismo a scuola è correlato alla circostanza che sussiste un forte clima di omertà all’interno delle classi, in quanto i singoli alunni non vogliono inimicarsi il bullo e/o i compagni passando come “spioni”, sarebbe opportuno introdurre l’utilizzo di una cassetta di denunce anonime, dove i singoli alunni possano in assoluto anonimato segnalare all’istituzione scolastica il verificarsi delle superiore condotte socialmente deviate.

BIBLIOGRAFIA/SITOGRAFIA

  • www.smontailbullo.it
  • www.stopalbullismo.it/vade8.pdf, Ufficio Scolastico Provinciale di Milano, Bullismo e prepotenze che fare? Un vademecum per le scuole
    Quaderni del telefono azzurro. Il fenomeno del bullismo. Conoscerlo e prevenirlo,
  • direttiva del Ministero della Pubblica Istruzione n. 16 del 5 Febbraio 2007; Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria- d.P.R. 21 Novembre 2007 n. 235.